La Radio di quartiere

Intervista: Carmine Miceli, Pro Senectute

In autunno 2020 sono iniziate le prime dirette e registrazioni della Radio di quartiere situata all’interno del BarAtto, un’Osteria sociale gestita da Pro Senectute nel complesso residenziale Ligrignano a Morbio Inferiore.

L’iniziativa ha l’obbiettivo di dare voce al quartiere dando la possibilità agli abitanti di raccontare le proprie storie o di promuovere iniziative di interesse pubblico come eventi socioculturali. L’idea nasce in maniera spontanea da una collaborazione fra il BarAtto di Morbio Inferiore e Radio Gwendalyn, un emittente ticinese che trasmette via Internet in maniera indipendente.

Le persone con difficoltà e che sentono il forte bisogno di esprimersi sono molte. Il periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha contribuito a rendere questo bisogno ancora più marcato sconvolgendo le abitudini e i rapporti sociali dei cittadini.

Nei suoi primi mesi di attività, la radio ha permesso agli abitanti del quartiere di entrare a far parte di una comunità e di raccontare apertamente le proprie storie vissute e di esprimere le proprie opinioni. L’idea è quella di coinvolgere i cittadini e le associazioni del territorio per dare loro una voce diversa e per sviluppare ulteriormente il progetto di lavoro sociale comunitario del BarAtto.

Chi sono i protagonisti della Radio di quartiere?

Le persone che intervengono in qualità di ospiti nel nostro spazio Radio, sono cittadini comuni che vogliono condividere storie, racconti, testimonianze di fatti o aneddoti che richiamano agli avvenimenti di un territorio e alle sue peculiarità, attraverso un linguaggio spontaneo e accessibile a tutti, dove la dimensione emozionale trova spazio e ascolto.

Ma anche associazioni, fondazioni e movimenti che da tempo lavorano nella proposta e nello sviluppo di iniziative a favore della comunità e al suo benessere; entità che spesso sono sconosciute ma che come detto agiscono per migliorare la qualità di vita.

Accade di frequente che dopo un’intervista riceviamo chiamate di apprezzamento per il semplice fatto di aver divulgato un’informazione, ma anche telefonate di persone che vogliono semplicemente ringraziarci per questa iniziativa, nella quale si riconoscono, in quanto nasce dalla prossimità, una sorta di spazio domestico che rassicura.

La radio è uno strumento, ed il microfono rappresenta una sorta di chiave che apre una finestra affacciata su una piazza chiamata esperienza, vita vissuta; questa formula è molto apprezzata e molte persone ci si ritrovano. Raccontarsi è un esercizio che piace a molti, noi non facciamo altro che accogliere e valorizzare per quanto è possibile, questo patrimonio di parole, che altrimenti si perderebbe tra le pieghe del tempo, di un tempo che corre troppo.

Ritiene che questo progetto sia servito d’appoggio dalla comunità, in particolare durante questo periodo di isolamento? Concretamente come?

Il progetto è giovane, ha ancora molto da imparare, ma da quello che fino ad oggi abbiamo potuto osservare intravvediamo importanti segnali di riconoscimento e utilità.

Come ogni giovane, anche la radio deve trovare un suo orientamento, una passione che la alimenta e la sostiene; questa passione, che potremmo tradurre in motivazione nasce dalla medesima fonte a cui si rivolge, la comunità. La comunità è dunque il fine ma allo stesso tempo l’inizio, in una sorta di circolarità generativa.

Dunque, la risposta è sì, riteniamo che lo strumento Radio serve alla comunità e a tutte le sue manifestazioni ed espressioni.

In questo periodo di forte incertezza, nascono molte domande e poche risposte, non siamo nella condizione di dare risposte ma siamo nella posizione di ascoltare le preoccupazioni e le paure. Dare alle persone la possibilità di esprimersi liberamente, attraverso una semplice chiacchierata davanti ad un microfono, ha un effetto quasi catartico, concedetemi questo paragone evidentemente con le dovute proporzioni. Portarle davanti ad un microfono a volte risulta un tantino laborioso, ma vi garantisco che una volta trovata la tranquillità, dobbiamo letteralmente strappare dalle mani questo strano strumento.

Le interviste avvengono su invito, contattiamo persone o associazioni e proponiamo loro un incontro per poi organizzare l’appuntamento in radio, ma spesso e sempre più di frequente, accade che spontaneamente gli interessati chiedono di essere ospiti in radio.

In questo periodo il lavoro in radio non si ferma, fortunatamente gli aspetti tecnici non sono un ostacolo, rispettiamo il limite delle presenze negli spazi e le normative emanate. Stiamo anche valutando di svolgere interviste volanti per le strade o tra i pianerottoli di un condominio, per raccogliere impressioni puntuali, fatte di una quotidianità ancora tutta da scoprire e capire.

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